L'uomo come scienziato: la metafora che ha rivoluzionato la psicoterapia

Agire per trovare se stessi: cosa è l'uomo per la Psicoterapia dei Costrutti Personali. La teoria di Kelly suggerisce che possa essere considerato uno scienziato

Marco Aguzzi

8/9/20262 min read

Leonardo da Vinci uomo vitruviano scienziato
Leonardo da Vinci uomo vitruviano scienziato

Immagina di affrontare ogni giornata come farebbe uno scienziato in laboratorio: osservi, formuli ipotesi, le metti alla prova, e in base ai risultati le confermi o le rivedi. Non è un esercizio astratto: secondo George Kelly, padre della Psicologia dei Costrutti Personali, è esattamente ciò che facciamo tutti, ogni giorno, spesso senza saperlo.

L'uomo come scienziato.

Negli anni '50, Kelly propose un'idea radicale per l'epoca: l'essere umano non è un insieme di pulsioni da controllare, né un semplice prodotto di rinforzi e condizionamenti. È un ricercatore. Ognuno di noi costruisce teorie personali sulla realtà — i cosiddetti "costrutti" — per anticipare gli eventi e dare senso al mondo che lo circonda.

Come uno scienziato, la persona:

  • osserva ciò che accade intorno a sé;
  • formula ipotesi su come si comporteranno gli altri, come andrà una situazione, chi è lei stessa;
  • agisce sulla base di queste ipotesi;
  • verifica i risultati e, idealmente, aggiorna le proprie teorie di conseguenza.

Questo processo, che Kelly chiama "alternativismo costruttivo", parte da un presupposto liberatorio: nessuna interpretazione della realtà è definitiva. Ogni evento può essere costruito, ricostruito e reinterpretato in modi diversi.

Perché questa metafora è così potente in terapia.

La forza della metafora sta nel ribaltamento di prospettiva che offre al terapeuta. Il paziente non è un "malato" da correggere, ma uno scienziato le cui teorie personali — un tempo funzionali — si sono irrigidite o non riescono più a prevedere efficacemente gli eventi della sua vita.

Pensiamo a chi ha costruito il costrutto "se mi affeziono a qualcuno, verrò abbandonato/a". Questa ipotesi, forse nata da un'esperienza reale, viene continuamente "confermata" perché guida scelte e comportamenti che la rendono una profezia che si autoavvera. Come un ricercatore rigido che rifiuta dati che contraddicono la propria teoria, la persona smette di sperimentare alternative.

Il compito della terapia, allora, non è imporre un'interpretazione "corretta" dall'esterno, ma aiutare la persona a tornare a fare la scienziata: a formulare nuove ipotesi, a sperimentarle in contesti protetti, a tollerare l'incertezza del "non sapere ancora" che ogni buona ricerca comporta.

Una lezione che va oltre la stanza di terapia.

La metafora dell'uomo-scienziato ci ricorda che il cambiamento psicologico non richiede necessariamente di scoprire "verità nascoste" nel nostro inconscio, ma di reimparare un atteggiamento: quello della curiosità aperta, della disponibilità a sbagliare ipotesi e a formularne di nuove.

In fondo, vivere bene significa restare buoni ricercatori di se stessi.


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Dott. Marco Aguzzi Albo Psicologi dell'Emilia Romagna N. 1622A